Giurisprudenza italiana, sempre più dalla parte degli animali

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Giustizia per Angelo sentenza favorevole e non solo. Il Giudice riconosce il cane come un essere vivente capace di provare dolore. Sono passati pochi mesi dal processo “Angelo“, il procedimento più discusso in tema di uccisione di animali conclusosi con una sentenza senz’altro storica. 

Il processo

Il Giudice accoglieva la richiesta del PM condannando gli autori alla pena massima prevista dal nostro ordinamento. Giustizia per Angelo sentenza fatta, una vittoria per tutti gli animalisti e per tutti coloro che persone non sono… Ma, come sostenuto, e più volte ripetuto dai moltissimi che hanno voluto parlarne, non sufficiente.

Considerata storica, ed al contempo inadeguata nell’ambito della costante richiesta di un inasprimento delle pene contro chiunque cagioni per crudeltà o senza necessità la morte di un animale, rappresenta indiscutibilmente un primo vero e proprio passo verso la concezione di un nuovo status per la categoria.

Un’altra sentenza

Giustizia per Angelo

Una straordinaria conferma del progresso in esame arriva da Rovigo, si tratta di una sentenza, emessa dal Giudice di Pace Marco Suttini, di cui molte testate giornalistiche ci stanno dando notizia.

Un accalappiacani, a bordo del camion aziendale, passa col rosso e, commettendo l’infrazione, va incontro alla multa e alla decurtazione dei punti patente. L’azienda pagherà la multa, ma il “cinovigile” non ci sta e decide di fare ricorso.

Perché? Perché, sì, l’infrazione c’è, ma è stata commessa per salvare Billy, un meticcio investito e ferito che aspettava soccorso proprio in quell’incrocio.

Il Giudice, accogliendo il ricorso, restituisce i punti a B.Z. con una sentenza del tutto singolare: applica al caso l’art. 54 del Codice Penale, che prevede la non punibilità per colui che commette il fatto in stato di necessità, cioè colui che agisce “costretto dalla necessità di salvare sé od altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona.

Lo stato di necessità

La straordinarietà della decisione risiede nell’estensione dello stato di necessità, oltre alla persona e quindi oltre alla norma, anche agli animali come Billy, considerato dal Giudice “essere vivente capace di provare dolore“.

Il Giudice rodigino firma così un altro precedente importante per il progresso animalista italiano: “assoluzione” per una vita salvata, a prescindere dall’appartenenza di specie.

Mariachiara D’Auria 

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